anno 2007

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3° album “A m'arcord”

 

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PAROLE ED EMOZIONI...

A m'arcord - in Italiano “ Mi ricordo”

Amarcord quando dal mio piccolo paesino, papà mi portò a Rimini per vedere il mare... avevo 8 anni... 
Splendido!... questa distesa d’acqua infinita... 
la spiaggia... gli ombrelloni... tanta gente che faceva il bagno... 
Noi non avevamo il costume e lo facemmo con le mutande... la gente ci guardava divertita... Fu un giorno indimenticabile!

Passarono gli anni e diventai ragazzino e insieme agli amici, Rimini (per il periodo estivo) diventò la nostra meta preferita... avevamo a due passi da casa la capitale Europea del turismo.
Le prime ragazzine venute dal nord... amarcord!

Credo che nell’ultima frase della canzone “l’era bèl vedle a zarchè è su pesc che u iera caschè” – “era bello vederlo raccogliere il pesce che gli era caduto” ci sia tutta l’innocenza, l’inconsapevolezza del bambino che non immagina neanche lontanamente il danno creato in quel momento.

Oggi l’ometto con il carretto siamo noi... al posto del cavallo c’è la macchina... e al posto dell’odore del pesce ci sono i gas inquinanti...
l’aria è pesante e profuma sempre meno di vita... la sfrenata corsa al progresso ci ha fatto perdere i veri valori esistenziali.

Ama la vita

Canzone spot per l’amore verso il prossimo e di conseguenza per la propria vita. Ami la tua vita? ... E allora non farti del male facendo del male agli altri. I tuoi genitori hanno fatto il possibile per insegnarti ad amare... hanno cercato di darti il meglio e se non ci sono riusciti... non cercare alibi in loro... correggi te stesso!

Come va?

... hai preso la strada giusta?... lo sapevi che la vita non era una cosa artificiale... non puoi usare la chimica per far girare un motore nato per alimentarsi di amore, di malinconia, di gioia, di dolore... ti credevo più grande... ti volevo distante da quel mondo che a me non mi va... perchè non ami guardare le stelle?... Ma Come ti va ora?... c’è la voglia dentro di te, di prendere il mondo per quello che è?

Credo che non ci sia bisogno di spiegare il significato di questo testo... prendetelo e fatelo vostro... chiedete sempre ad un amico come gli va!

Dai che ce la fai

Dai che ce la fai, potrebbe essere un documento allegato alla vita... 
alla canzone de “I burdèl”... credo sia inutile spiegarne il contenuto... qui il testo è inequivocabile...

forza Burdèl ce la devi fare... ce la farai!

El de’ e l’avè

Tradotto in Italiano significa: “il dare e l’avere”. Questa frase a volte è un modo di dire che si usa quando credi di fare una cosa da furbo e a sua volta tu stesso pensi di esserne immune... ma invece ti ritorna (e magari con gli interessi). 

Nella vita c’è sempre un dare e l’avere... come dicevano i vecchi di una volta “ le difizle andè è mulèn senza infarines” – “E’ difficile fare il mugnaio senza sporcarsi di farina”. Nella vita se commetti qualcosa di ingiusto, prima o poi ti ritorna indietro e in questa canzone sono andato oltre con la mia fantasia: ho immaginato un tradimento con un inconsapevole controtradimento perfetto! Teatro di scena un piccolo paesino dove si conoscono tutti... dove tutti sanno meno gli interessati!... Dove un uomo aspetta che il marito della sua amante esca alla sera per andare abituariamente all’unico bar del paese, per poi salire in casa della donna... ma se il marito invece di andare al bar avesse fatto la stessa mossa?... Se fosse andato anche lui a trovare un’amante e ironia del destino fosse proprio la moglie del personaggio di questa storia?... 

Questo ho immaginato!... Ora ad ognuno di voi le conclusioni... Potrebbe essere solo fantasia di chi scrive o potrebbe veramente accadere nella realtà?!...

I burdèl

Per noi Romagnoli è forse la parola più usata: nu fa è burdèl – è mi burdèl – lè tròpa burdèla – andèm burdèl – forza burdèl – che burdèl un sta bèn – ... potrei continuare all’infinito. 

Burdèl (bambino- ragazzo)... in questa canzone c’è la storia di tutti i burdèl del mondo... c’è tutto il percorso di una vita da quando si esce dal grembo della mamma... c’è l’uomo con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue sicurezze e le sue paure... con le piccole o grandi bugie che gli raccontano per farlo crescere lentamente e prepararlo ad un’autodifesa contro le difficoltà che inevitabilmente la vita gli metterà davanti lungo tutto il percorso.

Io vivo la notte

La notte perché ha quel qualcosa di magico che risveglia in noi i più sentiti e forti sentimenti? Perché il buio che da piccoli ci fa paura... piano piano si trasforma in un teatro di scena dove tutti vogliamo recitare una parte importante. Gli amori, la creatività artistica, le fantasie più grandi... sono grandi amici della notte... la notte fa vincere la timidezza, nasconde peccati, debolezze, ha le stelle, ha la luna... la notte ti fa cantare, sognare... 

Splendida... la amo tantissimo!

L’umèt se carèt

(L’ometto con il carretto) Un uomo piccolo di statura di professione pescivendolo ambulante, che a bordo di un carretto trainato da un cavallo, partiva dal suo paesino e faceva 40 km al giorno per guadagnarsi la vita.
Raggiungeva il porto di Rimini, caricava le casse di pesce e poi tornava verso il suo paese.
Appena uscito dalla Città, cominciava la vendita casa per casa... le donne sapevano gli orari e lo aspettavano con il piatto in mano per comprare il pesce. Erano gli anni sessanta, anni irripetibili... la gente era piena di entusiasmo e l’aria profumava di vita che neanche il forte odore del pesce riusciva ad inquinare.
Io ero un bambino molto birichino come del resto tutti i miei coetanei...
Le birichinate (al birichinède)... I dispetti ai grandi! 
Aspettavamo il povero ometto nascosti dietro ad un bosco e appena passava lanciavamo piccole pietre verso il cavallo che s’imbizzarriva e s’impennava facendo scivolare alcune casse a terra.
Credo che nell’ultima frase della canzone “l’era bèl vedle a zirchè è su pes che u iera caschè” – “era bello vederlo raccogliere il pesce che gli era caduto” ci sia tutta l’innocenza, l’inconsapevolezza del bambino che non immagina neanche lontanamente quanto sia importante quel pesce per il povero pescivendolo.
Oggi siamo cresciuti e l’ometto con il carretto siamo noi... al posto del cavallo c’è la macchina... e al posto dell’odore del pesce ci sono i gas inquinanti... l’aria è pesante e profuma sempre meno di vita... la sfrenata corsa al progresso ci ha fatto perdere i veri valori esistenziali.

Oggi i bambini non ci aspettano per tirarci le pietre... non hanno tempo... sono davanti al pc a navigare su internet... sono già grandi e quando dovrebbero diventarlo veramente, sono già vecchi e stanchi.

Sarebbe bello e opportuno fare un passo indietro... almeno proviamoci!!

Meteora

E’ l’amore che esplode fra generazioni abbastanza lontane... un amore a volte sicuramente difficile da capire, da interpretare... rifiutato da moralisti!... Ma che è comunque una realtà di questa vita. 

Si potrebbe aprire un grande dibattito alle infinite debolezze dell’essere umano, ma consci anche che forse non troveremo mai tutte le risposte che cerchiamo... Tra le mille o più motivazioni, ci potrebbe sempre sfuggire quella reale.

Remin

La mia città... mare, sole, amori, divertimento... questo è stato Rimini... oggi purtroppo un po’ meno... ma nelle parole di questa canzone traspare: un favoloso e nostalgico ricordo di come era la mia città negli anni d’oro...

E la gelosia, la paura che possa perdere la propria identità, i propri valori...
Rèmin me at vòi bèn anche se a so nèd a Gaièn….Gaiano è un piccolo paesino che fa parte della Provincia... 

li sono nato ma ora il mio cuore è qui.

Solo con me

Quante volte ci siamo fermati e non abbiamo indagato fino in fondo nella nostra anima... abbiamo chiuso gli occhi per non rischiare di trovarci sbattuta in faccia una realtà che fa male?... 

Questa volta però il personaggio della canzone sente il bisogno di una profonda ricerca su se stesso... per conoscersi e capire cosa veramente vuole: - voglio restare solo e cercare nell'angolo più lontano della mia anima, dove fino ad ora non sono mai riuscito o non ho voluto mai arrivare... voglio scavare anche se mi farà male... ma voglio sapere!

 

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© 2008 - Dino Moroni - Arcano